Inquisizioni Musicali II - Boris Porena [1975] - Testi di inessenzialità

domenica 7 dicembre 2008

Vantaggi fin troppo evidenti

[A1109] Per contro, i vantaggi immediati di un corso di composizione impostato su basi sperimentali sono fin troppo evidenti. Difficilmente uno studio ‘normale’, incentrato sull’apprendimento della lingua musicale d’Occidente al suo massimo grado di sviluppo, potrebbe dare nel giro di pochi mesi dei risultati di ordine compositivo, cioè non limitati a esplorazioni parziali di alcune componenti del sistema (per esempio i collegamenti armonici elementari). Anzi occorrono di regola svariati anni perché le acquisizioni disparate dei vari codici e regole di combinazione si unifichino in una considerazione organica della comunicazione musicale, e anche allora ciò avviene per lo più come eteronoma sovrimpressione di modelli, senza che di essi venga indagato, accanto all’aspetto sistematico, quello autoorganizzativo. Diversamente nel corso sperimentale, dove è proprio il rapporto tra codificazione e autostrutturazione ciò che viene primariamente indagato, ovviamente su esempi il cui debito verso un ‘sistema’ sia valutabile –approssimativamente– anche a un’analisi basata su scarsi presupposti tecnici. Escluse quindi, come aree di esercitazione, le fasi di massimo sviluppo sistematico (polifonia fiamminga e cinquecentesca, polifonia barocca, armonia ottocentesca ecc.) e limitate le scelte nel senso qui documentato, l’esperienza compositiva dei partecipanti a questo primo anno di corso sperimentale ha avuto spazio per indagare su se stessa e sulla necessità o meno di riferirsi a un ‘sistema’. È chiaro tuttavia che anche un’indagine di questo tipo, se vuol sottrarsi al pericolo di un precoce accademismo, dovrebbe per quanto possibile fondarsi sull’esperienza concreta di una situazione compositiva interna a un’organizzazione sistematica sufficientemente evoluta, e qui sta una delle maggiori difficoltà, si direbbe, immanenti a una sperimentazione condotta in larga parte sul ‘vuoto’ tecnico. Singole buone riuscite di questo o quell’esperimento, singole acquisizioni speculative su che cosa è musica e qual è il suo luogo nel mondo non debbono illudere sulla labilità delle basi, talora vistosamente elaborate in sede teorico-critica, quasi sempre tuttavia altrettanto vistosamente carenti di sostanzialità pratica. Questa d’altronde è abbastanza strano che debba venire tanto a lungo (non meno di sette anni di corso normale) esercitata in un ambito linguistico che non è più il nostro; c’è da chiedersi se delle basi di cosí laboriosa costruzione non finiscano per trasformare in gabbia tutto l’edificio e se quest’ultima circostanza non sia di gran lunga più pericolosa di una iniziale –stimolante, non inerte– labilità.

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