Inquisizioni Musicali II - Boris Porena [1975] - Testi di inessenzialità
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venerdì 24 ottobre 2008
202. Costituzione di livelli organizzativi
Fondamentale nell’evoluzione dei sistemi (biologici, semiologici, storico-culturali) −anzi il vero trucco che ha reso possibile l’evoluzione− è la costituzione di livelli organizzativi, ciascuno dei quali governato da leggi proprie ma fondato sul materiale offerto dal livello inferiore. Nella musica d’avanguardia questa stratificazione o non si dà affatto oppure è eccessivamente primitiva e inefficace. Già la rinunzia alla pluralità dei valori puntuali in favore dell’indistinto statistico porta con sé un regresso della funzione comunicante. Troppa parte della energia interna alle strutture resta inutilizzata ai fini della comunicazione (tutta quella volta a garantire l’indifferenza interna dei gruppi). Il consumo di energia per realizzare il livello zero abbassa il rendimento di tutto il processo, che quindi può dirsi appartenente a un ‘cattivo sistema’. D’altronde né i linguaggi né gli altri sistemi semiologici s’inventano dall’oggi al domani. Anche i casi di più rapida evoluzione (i computer per esempio) non sfuggono alla regola generale della selezione ambientale.
201. Tratti oppositivi possono ritrovarsi (crearsi) a qualsiasi livello
Tratti oppositivi possono ritrovarsi (crearsi) a qualsiasi livello. L’analisi di Ruwet trascura di definire il livello-base, dando per scontato che sia quello delle altezze, durate, intensità singole, mentre per esempio la tecnica dei gruppi considera elementi di livello zero delle strutture complesse ma internamente indifferenti. La serialità (in senso lato) non farebbe, nell’ambito di questa tecnica, che garantire matematicamente (statisticamente) la ‘facoltatività’ dei valori puntuali, la loro non pertinenza. Un’analisi più adeguata rintraccerebbe i tratti oppositivi a livello dei gruppi (vedi Gruppen, Zeitmasse), dimostrando forse un singolare regresso a una sorta di unidimensionalità monodica, anzi di balbettio lineare, giacché il criterio organizzativo dominante sembra essere quello dell’addizione, vedi perfino Momente e la diceria malevola di un Orff dell’avanguardia. Questo a proposito di Ruwet, Stockhausen e le «Contradictions du langage sériel» (Ruwet, pp. 23-40).
200. Necessarie: comprensibilità ed equivalenza
Nella musica le opposizioni pertinenti si danno quasi esclusivamente sul piano della parole in quanto, nonostante la sistematizzazione di molti suoi tratti, la langue non preesiste alla parole ma si evolve con essa: ogni parole è un assalto ai confini fonologici, grammaticali, sintattici, lessicali della langue. La libertà di organizzare le superstrutture nelle lingue naturali, in musica la si ha a livello infrastrutturale. La musica tratta i livelli fonologico e morfematico come le lingue parlate trattano i livelli superiori del discorso (quelli dai quali la semantica non è più espungibile). La musica crea i propri valori oppositivi a ogni esercizio di parole: per questo ha bisogno della weberniana Fasslichkeit e dell’uso, esteso a tutti i livelli, dei rapporti di equivalenza.
199. Interroganti sulla infrastructura
«La musique forge elle-même sa propre infrastructure, et nous vivons précisément un moment historique où cette infrastructure est remise en question» (Ruwet, p. 35).·
198. Generalizzare
«...généraliser le principe sériel revenait à généraliser l’uniformité» (Ruwet, p. 31).
197. Semplificazione indebita
Estendere il principio seriale a tutti i parametri vuol dire sostituire a una legge complessa il criterio elementare del parallelismo. Semplificazione indebita, ammantata di razionalità organizzativa (liberamente da Ruwet, p. 30).
196. Il suo proprio codice
«... un poème, une pièce musicale, engendre en un sens son propre code, dont il est l’unique message» (Ruwet, p. 18).
195. Insieme di tutte le forme possibili
Ha senso parlare dell’insieme di tutte le forme possibili? In biologia come in semiologia ciò significherebbe misconoscere la meccanica evolutiva, i principi della termodinamica, le leggi dei grandi numeri, l’azione non quantificabile dell’ambiente. Ruwet parla, a questo proposito, di utopia («...le projet de construire des grammaires poétiques ou musicales capables d’engendrer, par exemple, des fugues de Bach possibles ou des sonnets de Baudelaire possibles... relève pour le moment en grande partie de l’utopie» − Ruwet, p. 16). Ma il termine è improprio. Si tratta piuttosto di una cattiva impostazione del problema. In effetti la domanda posta più sopra non ha senso.
194. Dove abita il senso
«L’analyse... devrait permettre de dégager des structures musicales qui sont homologues d’autres structures, relevant de la réalité du vécu; c’est dans le rapport d’homologie que se dévoile le ‘sens’ d’une œuvre musicale» (Ruwet, p. 14). Le sens habiterait, non pas la musique, mais le rapport d’homologie, entre la musique et la non-musique, il serait donc quelque chose, dont la garantie se trouverait hors d’elle.
193. Interno versus esterno
Lo studio interno di un sistema semiológico e quello esterno dei legami tra il sistema e il suo ‘ambiente’ storico, culturale, sociale, psicologico ecc… Qual è l’interno, quale l’esterno di un sistema? I legami, fanno parte del sistema o dell’ambiente?
192. Interpretazione psicologica?
Non si dovrebbe respingere del tutto l’interpretazione psicologica della musica (Frances, Nattiez). Il dettato musicale è estremamente ambiguo e la sua ambiguità non si arresta davanti all’indistinto psicologico.
191. Imperfezione della descrizione? oppure metalinguaggio?
Le sens de la musique: «La seule voie d’accès à l’étude du sens passe par l’étude formelle de la ‘syntaxe’ musicale et par la description de l’aspect matériel de la musique à tous les niveaux où il a une réalité (production, transmission acoustique, perception, contre-coups physiologiques tels que les modifications du rythme cardiaque etc.)» (Ruwet, p. 12). Mais la musique ‘signifie’ même si l’on ignore tout à fait «l’étude formelle etc.». La musique ‘parle’ sans trop de difficulté. De plus, la «description», n’est-elle pas un double très imparfait, une traduction destinée aux sourds? Ou bien un métalangage, ayant son propre signifié?
190. Il discorso produce se stesso
Il discorso −logico o no− produce se stesso (la lettura di uno studio ben condotto equivale alla scoperta del proprio pensiero).
189. Negli interstizi, un terzo discorso virtuale
«Si... à certaines époques de l’histoire... il était possible d’utiliser la même musique pour accompagner, tantôt des textes profanes, tantôt des textes sacrés..., rien ne nous autorise à considérer la relation qui s’établit entre les paroles et la musique comme arbitraire, mais au contraire, le fait même de cette possibilité de variation doit être tenu pour significatif: il exprime certaines propriétés, et du style et de la musique du temps... et des conceptions de l’époque sur le rapport entre sacré et profane... etc.» (Ruwet, p. 58).
Ruwet semble confirmer ici l’existence d’un troisième discours virtuel, qui remplirait les interstices entre la musique et la parole. L’analyse découvre ce troisième discours - elle le produit (parce qu'il n’est pas, même virtuel, directement lisible dans l’original). L’analyse n’est pas descriptive. Si elle traduit les signes musicaux en signes verbaux c’est pour créer elle même son niveau de discours.
Ruwet semble confirmer ici l’existence d’un troisième discours virtuel, qui remplirait les interstices entre la musique et la parole. L’analyse découvre ce troisième discours - elle le produit (parce qu'il n’est pas, même virtuel, directement lisible dans l’original). L’analyse n’est pas descriptive. Si elle traduit les signes musicaux en signes verbaux c’est pour créer elle même son niveau de discours.
188. Parola e note non sono sistemi semiotici omogenei
Perché è cosí difficile ridire a parole ciò che il compositore dice con le note? Perché i due sistemi semiotici non sono omogenei: a un sistema di oggetti interrelazionati se ne vuol far corrispondere un altro di simboli significanti.
187. Analisi è sempre autoanalisi
«C’est seulement quand l’analyse structurale, en linguistique et en musicologie, aura éte poussée assez loin, jusqu'aux structures les plus fines -au niveau stylistique notamment -c’est seulement alors qu'il sera possible... de donner une base objective à ces impressions subjectives qui nous font voir, par exemple, dans la mise en musique de tel poème par tel musicien, une réussite ou un échec» (Ruwet, pp. 55-56). L’analyse est toujours auto-analyse des procédés de connaissance. Il faut beaucoup de travail pour reconstruire d’une façon consciente le résultat d’un coup d’œil.
186. Né assimilazione né omologia
«... nous devons renoncer, aussi bien à l’idée d’une assimilation d’un système par l’autre, qu'à celle d’une homologie, l’un et l’autre système disant la même chose avec des moyens différents (ce qui supposerait que certains signifiés puissent préexister à toute forme d’organisation signifiante)...» (Ruwet, pp. 54-55).
185. Parola + musica generano metasignificati?
Ha senso parlare, a proposito della musica vocale, del discorso musicale come coadiuvante della parola? Ovvero come amplificatore di risonanze comportamentali (funzione fatica, espressiva, appellativa − comunicazione di disposizioni aggressive, erotiche, ludiche, indifferenti ecc.). Ovvero è la coesistenza non coincidente dei due discorsi che accumula negli interstizi significazioni altre (quasi pertinenti a un terzo −virtuale− livello discorsivo)? Parola + musica generano metasignificati? un meta-discorso virtuale?
184. Non è necessario
«Pour qu'une œuvre vocale constitue un tout organique sur le plan musical, il n’est... pas nécessaire que les paroles se réduisent à la musique» (Ruwet, pp. 50-51).
183. Estetica e antropologia
«L’esthétique présuppose, et doit se fonder sur, une anthropologie» (Ruwet, p. 47).
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