Inquisizioni Musicali II - Boris Porena [1975] - Testi di inessenzialità


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venerdì 3 ottobre 2008

97. Rapidissima evoluzione

La ‘lingua’ musicale d’Occidente ha avuto un’evoluzione rapidissima, in nessun modo paragonabile a quella delle lingue parlate. Forse perché la musica non è una lingua, ma un sistema semiologico altrimenti interagente con l’ambiente (la società), quindi sottoposto a diversa pressione selettiva. Una musica infatti non viene accolta nella cultura se non presenta una percentuale relativamente alta di caratteri mutanti (se non contravviene in misura rilevante ai codici). La mutazione è la regola, non piú l’eccezione. Di qui l’accelerazione dei tempi evolutivi..

94. Teoria linguistica senza lingua?

È possibile una teoria linguistica senza una lingua, ma solo una sempre ridiscussa convenzione sintattica (il cosiddetto linguaggio musicale) e delle opere che significano, hanno ‘valore’ nella misura in cui sono singolari, estreme? Altro sarebbe forse il discorso per altre culture musicali, piú stabili nella loro formalizzazione e piú vicine all’uso codificato di una lingua. Per l’Occidente la musica è stata per eccellenza il terreno sperimentale della semiologia. Mancavano tuttavia, fino in tempi recentissimi, gli strumenti adeguati di analisi, e anche oggi qualsiasi sistematicità di approccio sembra destinata a fallire (vedi per esempio l’inesistenza di una accettabile grammatica musicale, anche per il ‘linguaggio’ tradizionale). Per contro la musica fornisce (ha fornito) ottimi modelli semiologici allo strutturalismo, alla logica formale, all’insiemistica, all’informatica ecc., solo che li si sappia leggere.

93. Lingua naturale? Contratto sociale?

Può la musica considerarsi una lingua naturale? un contratto sociale di comunicazione imposto dall’evoluzione di quella sovrastruttura specifica che chiamiamo cultura? Può l’osservanza o inosservanza di tale contratto costituirsi a criterio di validità per l’approccio analitico? O non è piuttosto la musica una mescolanza di fenomeni riferibili a codici diversi, un’entità semiologica geneticamente composita, instabile, una sorta di linguaggio sperimentale la cui produzione di senso appare connessa piuttosto alla trasgressione dei codici che alla loro osservanza?

85. Predisposizione al significato

Esiste nelle lingue naturali una predisposizione al significato. Le strutture sintattiche delle lingue naturali sono riconducibili a un indicatore sintagmatico generalizzato proprio perché predisposte alla significazione. È possibile distinguere in musica tra struttura profonda e struttura di superficie? È possibile una riduzione delle strutture manifeste a un’indicatore analogo a quello delle lingue naturali?

I nuclei cadenzali potrebbero essere considerati generatori delle ‘forme’ musicali. Va tuttavia tenuto conto della pluralità dei codici da cui dipende il messaggio musicale. È possibile che alcune strutture sintattiche (l’armonia funzionale per esempio, tutta derivabile da trasformazioni della successione IV-V-I) siano indotte dal linguaggio verbale, dipendano cioè da una ‘abitudine’ mentale all’organizzazione linguistica.

84. Competenza

Competenza. La competenza nelle lingue naturali si acquisisce per il bisogno di comunicare (scambiare) significati. Ma la circolazione dei significati è vitale per l’uomo, cosicché la competenza linguistica è condizione e garanzia di esistenza per lui e la sua lingua. Diverso il caso della musica, dove la competenza non è di per sé condizione di vita, né d’altro canto è sufficiente alla conservazione della lingua musicale, che anzi vive la sua rapida evoluzione sempre al di là della competenza.

83. Rapporti di struttura

Il linguaggio parlato crea soprattutto significati. Il linguaggio musicale crea soprattutto rapporti di struttura. Che sono il suo significato.

82. Strutture grammaticalmente possibili

Le strutture grammaticalmente possibili sono, per le lingue naturali, molto meno numerose che non per la musica, la quale è in grado, entro certi limiti, di generare, al momento del suo prodursi, anche la propria grammatica mentalmente e socialmente utilizzabile. Questo perché nell’ambito del linguaggio parlato l’infinità delle combinazioni possibili è tale solo in quanto infinite sono le combinazioni, non di struttura, ma di significato, mentre nella musica il riferimento al significato non è sufficiente garanzia di diversità e questa deve perciò manifestarsi direttamente nelle strutture.

81. Già in esse?

L’organizzazione semiologica è sovrimpressa alle cose da chi le utilizza in tal senso, ovvero è già in esse? La risposta conviene cercarla limitatamente a quei casi in cui gli oggetti utilizzati semiologicamente fanno a loro volta parte della semiosi del vivente, sono cioè prodotti dell’attività vitale. Un oggetto prodotto dall’uomo per esempio, e destinato all’utilizzazione da parte di altri uomini, molto probabilmente è collocabile entro un sistema semiologico, o addirittura ha lui stesso strutture e infrastrutture analizzabili semiologicamente. A questi suoi caratteri, rilevabili attraverso l’analisi (che tuttavia è anch’essa nient’altro che l’esame della riducibilità dell’oggetto al reticolo analitico adoperato) si sovrappone il sistema (semiologico) di lettura di cui dispone il fruitore, sistema per lo piú non controllato dalla coscienza del fruitore stesso e funzione di numerose coordinate storiche, sociali, individuali ecc. (e qui sta la differenza tra lettura e analisi, la seconda cercando di operare nella maggiore consapevolezza possibile della propria relatività). Forse converrà ridurre l’intervallo invalicabile che separa le cose in quanto sono dalle cose in quanto sono conosciute al divario tra lettura e analisi, tra utilizzazione mentale e sociale entro sistemi semiologici non analizzati (o la cui analisi viene per qualche motivo sottaciuta o rimossa) e inserimento in reticoli analitici che apertamente si dichiarano relativi a ciò che si vuol sapere dell’oggetto. I soli confronti possibili sono tra grandezze omologhe, quindi non tra ‘cose’ e ‘parole’, ma tra sistemi semiologici diversi e diversamente illuminati dalla coscienza.

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